premi 2017

I riconoscimenti

Premi dell'ann0 2017

 

Prima classificata premio poesia Renzino con “L’ospite inatteso”

Prima classificata premio Borgo Ticino con “Calabuig ed altri incidenti”

Prima classificata premio “Prato un tessuto di cultura” con”L'amore violato”

Prima classificata premio Pontelongo con “Non è stagione”

Prima classificata premio Voci verdi con “Le bambole di Mosul”

Prima classificata premio Giotto colle di Vespignano con “Notte all'idroscalo”

Prima classificata premio Alceste de Lollis con “L'amore violato”

Prima classificata premio videopoesia premio Hombres con “Qui,nel borgo”

Prima classificata premio vernacolo Poseidonia Paestum con “L'amore violato”

Prima classificata premio “Donne tra ricordi e futuro” con “Il cardellino”

Prima classificata premio città di Livorno con “Jamila e sua madre”

Prima classificata castello di Supramonte con “Stabat mater”

Primo classificata premio Quarto d'Altino con “Isadora”

Prima classificata premio Amalia Villotta con “Loro non sanno”

Prima classificata premioVoci di notte con “Jamila e sua madre”

Prima classificata premio Piediluco con “Eartquake”

Prima classificata premio “I fiori sull'acqua” con “L'amore violato”

Primo premio premio foto-letterario “The dogof the Year” con “Storia di Derek”

Prima classificata premio “Firenze capitale d'Europa” sezione sport con “Il volo taciuto delle gazze”

Prima classificata premio poesia religiosaTerni con “Mose’”

Prima classificata premio Maria Francesca Iacono con "Stabat Mater"

Prima classificata trofeo Penna d'autore con "Il mio nome è Giovanni"

Seconda classificata premio Avis Capannoli con “L’ora d’aria”

Seconda classificata premio “Va in scena lo scrittore” con “Johhny Freak”

Seconda classificata premio “Il bicicleletterario” con “Ginetaccio”

Seconda classificata premio Nobildonna Maria Santoro con “Il fiordaliso”

Seconda classificata premio Leonardo con “L'ospite inatteso”

Seconda classificata premio il castagno con “Pane e castagne”

Seconda classificata premi Mario Barale vernacolo con “Ne brisa stason”

Seconda classificata premio La locanda del doge con “Terra mia”

Seconda classificata premio Angelo ed Angela Valenti con “Stabat mater”

Seconda classificata premio “L'arcobaleno della vita” con “Polvere di stelle”

Seconda classificata premio Caelum Signa-Lastra con “Il mio nome è Giovanni”

Terza classificata premio Noale “Le donne si raccontano” con “Il servizio di cristallo”

Terza classificata premio “Città di Fermo” con “Le bambole di Mosul”

Terza classificata premio Simone Seghetti con “Stabat mater”

Premio donna Alda Merini “I fiori sull’acqua” con “La casa dei folli”

Premio della critica l'Atelier con “Villino della flanella”

Premio speciale il castagno con “Orfani bianchi”

Premio speciale Simone Seghetti con “L'Adalgisa”

Premio speciale Giulio Panzani “Il delfino”con “Oceano mare”

Premio della giuria San Domenichino città di Massa con “Stabat mater”

Premio speciale Simonetta Cappellini con “L'amore violato”

Menzione d’onore premio Miriam Sermoneta con la silloge “Oceano mare”

Menzione d’onore premio Città di Vignola con “Storia di Alyan”

Menzione d'onore premio poesia Gaetano Errico con “La rosa”

Menzione d'onore premio Diana Nemorensis con “Hotel Rigopiano”

Menzione d'onore premio “Il gatto” con “Lilly”

Menzione d'onore premio La pietra rimge con “I giorni della follia”

Menzione d'onore premio Invito alla poesia con “Polvere di stelle”

Menzione d'onore premio Cinotti con “Stabat Mater”

Menzione d'onore premio Ada Carrara con “Abebe”

Menzione d'onore premio Patrizio Graziani con “Hotel Rigopiano”

Menzione d'onore premio Michelangelo Buonarroti con “Polvere di stelle”

Menzione d'onore premio “Arcobaleno della vita” con “Lady p”

Menzione di merito premio “Firenze città di cultura”

Menzione speciale premio Cesarin de Viviani con "la Befana"

Finalista premio Giano Vetusto con “La Viola d’inverno”

Finalista premio La rondine con “Hotel Rigopiano”

Finalista premio Il cuscino di stelle con “Loro non sanno”

Finalista premio Amici di Ron con “Terra mia”

Finalista Versi sotto gli irmici

Finalista premio Giorgio la Pira con “Gino”

Finalista premio Basilio Beltrami

Finalista premio Mario Berardi

Segnalazione di merito premio San Martino

 

 

 

Primo premio "Prato, un tessuto di cultura"

Primo premio "Alceste De Lollis"

Primo premio "Poseidonia Paestum"

Premio speciale "Simonetta Cappellini"

 

L'amore violato

 

Ogni giorno assaporo un connubio di morte e d’amore

vedo ombre al mattino ed il mio ieri divenuto già sera

il sapore di terra che raschia la gola

ed è come se fluttuassi in un liquido amniotico

 

quando mi esibisco in una farsa d’amore

e sento in agguato la paura che cresce

il dolore che arriva danzando, la vita che si sfila da un angolo

i sensi che diventano afoni

ed io resto naufraga in braccia che sono prigione

tra gambe che sono il mio carcere.

 

E poi ogni volta c’è un lampo,un abisso di rose disfatte

lui che diventa coltello

la sua bocca che esilia la mia

 

e capto solo l’odore di alcol e di erba

la riva del mio ventre che urla

la carne che diventa di legno

l’ombelico una fossa

 

ed anelo solo alla morte, ad una finestra aperta sul mare

mentre la pendola batte i rintocchi dell’ultima ora

dell’amore anche oggi violato

 

ed a mezzanotte si ferma su un sogno svanito

sul dolore, sull’ansia

sul mio seno che germoglia nel nulla

sui miei capelli diventati di brina.

 

 

 

Primo premio "Castello di Supramonte"

Primo premio "Piediluco"

Primo premio "Maria Francesca Iacono"

Secondo premio "Angelo Valenti"

Terzo premio "Simone Seghetti"

Premio della giuria "San Domenichino città di Massa"

Menzione speciale "Cinotti"

 

Stabat mater

 

E d'improvviso l'abisso,madre

la terribile speranza della morte

e nel cuore l'orribile terrore della vita

 

e dal nulla,madre

un boato che si concede al buio

senza sogni,senza ricordi

il passo felpato di una gatta nera

un bivio che porta all'infinito ed oltre

 

e poi solo il freddo che avanza

i raggi del sole alle spalle

macerie come in un affresco mai terminato

in un mondo diventato un unico ammasso di sassi e pietra.

 

Ed in un istante,madre

sei diventata un grumo di colore

smunta di rosso, nella bocca dell'inferno

i tuoi occhi chiusi alle luci delle lampare

al profilo della tua casa persa nel blu

 

nel preludio di una morte certa

non hai più colto il profumo del gelsomino

dell'uva matura oltre la siepe

delle spighe di grano nei campi d'estate.

 

E' rimasto solo il sangue nella sera

l'odore smosso della terra secca

un fiore di pioggia in controluce

in un ade dalle luci fatue

in un paese legato da oscure ombre al suo destino

 

ed il tuo ricordo

il tuo amore antico e stanco

per me che sono rimasto solo

proseguendo oltre gli specchi

a chiedermi del tempo, del dolore,dell'assenza

con solo l'odore delle mele verdi nelle tasche.

 

 

 

Primo premio "I fiori sull'acqua"

Secondo premio "Arcobaleno della vita"

Menzione speciale "Invito alla poesia"

Menzione speciale "Michelangelo Buonarroti"

 

Polvere di stelle

(dedicata)

 

Ora che sei polvere di stelle

nella luce bianca e cruda dell'arcobaleno

nel tramonto di una notte senza fine

 

ora le vedo quelle facce con le bocche sfiatate

in una felice bellezza negligente

sciatti,vili,osceni come mostri

le gambe tozze e storte

il volto bieco abbandonato alla pazzia

nell'ora incerta di un tardo pomeriggio

nell'aria odorosa di un fuoco appena spento

a cercare svago in un campo senza polvere o macerie

 

ora li vedo nel loro talento vagabondo

mentre ti seviziano, poi ti uccidono

assorbendo tutto il vuoto che sta intorno

in un giorno che non aveva sera

in un disordine che sembrava un'abitudine

 

e lo sento quel dolore diffuso come l'aria che usciva dal tuo corpo

la morte composta che ti accarezzava

colma di tempo largo, di leziosa invidia

il sangue che usciva nel suo stesso incontenibile splendore

 

e lo vedo il tuo sguardo chiuso, la testa piegata a lato

i muscoli frementi, la mente sbriciolata

agonizzante in una pioggia tiepida

in un margine d'attesa ,arreso ai tuoi carnefici

uomini guasti, inutili,piccoli cerberi guardiani della porta

 

e lo vedo il terrore, lo smarrimento

quando hai chiuso gli occhi annusando il territorio

sognando un bacio lungo, braccia piene di spazio

ed il mare azzurro di settembre

ed una carezza casta,immaginata

Sembrava primavera, forse lo era

 

….ad un angelo con la coda

 

 

 

Primo premio "Amalia Villotta"

Menzione speciale "Un cuscino di stelle"

 

Loro non sanno

 

Loro non sanno il nodo che nascondo

l’uncino incagliato nella gola

il sapore che celo in bocca con l’assaggio

stamattina

su questa tovaglia apparecchiata ad ombre e pane

 

loro non sano dell’angoscia che lampeggia dallo schermo

dei twitter su facebook

dei messaggi al cellulare

assillanti come corvi, come bestie che cercano la preda

 

loro non sanno l’insensato orrore della scuola

i soprusi nei corridoi tirati a cera

il vuoto che si annida come un morso

l’aula con le finestre aperte dentro il nulla

 

loro non sanno del disordine dell’aria

dell’inverno in punta al cuore

del sangue che ribolle furibondo

dal mattino fino alle ombre della sera

 

loro non sanno ancora del coraggio di un volo consumato in un cielo senza azzurro

loro non sanno che resteranno qui ad assaporare un giorno lento

col rimorso dell’assenza

con una strana mancanza sulla pelle.

 

Fuori gli ippocastani dondoleranno alle zefiro tiepido d’aprile

mentre io cederò la strada al vento

agli aranci ed alla menta

 

e sarò una virgola nella notte

piccola stella d’oro,perla di mare

sola una goccia di luna sciolta tra i capelli.

 

 

 

Primo premio "Firenze capitale d'Europa" sez. Sport

 

Il volo taciuto delle gazze

(dedicata)

 

E’ sera

la poltrona trattiene il vuoto della forma

l’ordine morto dei medicinali

la rinfusa dei fiori

 

e c’è solo un azzurro opaco che lenisce i sogni

un’afasia nel brivido,le tenebre che sfiorano le dita

ed accolgono piano il volo taciuto delle gazze

 

se ne va il giorno

allunga il passo verso il tramonto

il cancello fiorito d’oleandro è chiuso

 

e tu stai lì immobile come una pietra in secca

con la memoria di un filo d’erba alle labbra

il solco di una farfalla sopra il cuore.

 

Non c’è argine che soffermi la piena

la felicità del tempo ha rughe spesse,un rumore dissonante

il caldo brusio del nulla

 

c’è una nota d’arancio accanto al letto, un sapore di frontiera

ed i tuoi occhi spenti fanno l’amore con la morte

con i confini indistinti del vento

aspettando di scivolare piano,piano

nel silenzio inquieto delle ombre.

 

(a Micheal Schumacher)

 

 

Primo premio "The dog of the year" foto e racconto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Storia di Derek

 

Salve, io sono Derek....eh si...Derek come il dottore belloccio di Grey Hospital. Anche io sono bellissimo. Ho il corpo agile e scattante,la coda tonda arricciolata perfetta come un sole,il mantello color cappuccino, gli occhi birichini, le orecchie come un coyote della prateria. Ho tre anni e questa è la mia storia.

Potremmo cominciare da lontano, da mio padre, Otto,un levriero da corsa che sfrecciava sulle piste come un ghepardo. Agile, snello, col manto color crema, era uno dei cani più veloci della scuderia "Minions" . Aveva tutto quello che si può desiderare dalla vita, la folla che lo osannava, il vento che lo accarezzava durante le corse, la sensazione di volare e di essere il più bravo, un box di lusso e cibo da gourmet. Per essere sinceri era privo dell'amore in tutte le sue forme....magari avrebbe voluto una cagnolina da amare , avrebbe voluto dei cuccioli per trasmettergli il gene della velocità. Non sarebbe neanche stato male avere un umano da leccargli la faccia, da farsi accarezzare il pelo morbido. Ma Otto era un cane ottimista e si accontentava di quello che aveva riservato per lui il destino. Non avrebbe mai pensato che quel destino, un giorno, si sarebbe accanito contro di lui,voltando le carte a casaccio, facendo cambiare la sua vita per sempre.

Se lo ricorda ancora Otto quel giorno. Era metà novembre, un giorno di nebbia e di tiepido sole, una di quei pomeriggi uggiosi e tristi che portano con sè una malinconia che viene da lontano. Erano settimane che si preparava per quella corsa, si era allenato per giorni e giorni ed era pronto a dare il meglio. Ma la sorte aveva deciso in un altro modo, ed Otto ad una curva era scivolato rompendosi un tendine. L'operazione in seguito non era andata bene, la zampa non era riuscita a ristabilirsi nel modo giusto e le corse erano diventate solo un sogno. Un sogno come la vita che aveva fatto fino ad allora. I suoi padroni dimostrando tutta la cattiveria e l'egoismo dell'essere umano, in un bel giorno di pioggia l'avevano caricato su una macchina e abbandonato alla periferia di una città .Come un sacco vuoto, come qualcosa che non sarebbe servito più. La paura e la fame come unica condizione di vita. Tutto era diventato un incubo per un cane abituato solo a correre. Solo, con i giorni che rabbrividivano davanti al vuoto,disperato, senza uno scopo, aveva vagato per settimane alla ricerca di cibo, di un luogo dove trovare conforto. Ma per un cane abituato ad una vita di lusso, i bassifondi non erano l'habitat adatto per sopravvivere. Era stato attaccato da cani di strada ed era riuscito a salvarsi solo grazie alla sua velocità .Mangiava gli avanzi che trovava nella spazzatura , bacche e mele che trovava nel bosco. E proprio nel bosco aveva trovato l'amore lei "Filomena"una compagna di viaggio,una cagnolina buttata da un'auto in corsa,abbandonata nell'erba come un sacco di patate. Era stato amore a prima vista. Non che Filomena fosse bellissima.Era una misto tra un labrador ed un cane da caccia, ma per Otto era la cosa più bella che avesse mai visto. Eh....già avrete capito che Filomena era la mia mamma. Io, insieme ad altri sette fratellini , siamo stati il frutto del loro amore. Un amore nato libero e poi continuato tra le sbarre in un canile di Aversa dove delle volontarie avevano radunato tutta la famiglia. Io ero il più monello di tutti i fratellini. Vorace, dispettoso, mi facevo largo fra tutti per prendere il cibo, adoravo giocare , mordicchiare le orecchie alla mamma e dargli tanti bacini sul muso. Sono diventato il coccolo di una delle volontarie che mi ha scelto questo strano nome e poi un giorno, con le lacrime agli occhi, mi ha fatto trasferire in un canile del nord . Lì avrei sicuramente trovato una bella famiglia che mi avrebbe accudito come un figlio per il resto della vita. Ho aspettato sei mesi. Sono stati giorni lunghi, a volte un'eternità,a volte solo un battito d'ali di un colibrì, solo in un box ad attendere qualcosa che non si sa se sarebbe mai arrivato. Poi un sabato mattina li ho visti. Era il 4 di luglio di due anni fa, un mattino caldo di sole. Sono entrati nel canile un pò barcollanti, avevano negli occhi una strana tristezza, un buco profondo che non avrebbero dovuto avere. Lei ogni tanto si asciugava qualche lacrima che scendeva di sorpresa dagli occhi. Forse li ho scelti per questo ,perchè avrei voluto che quegli occhi tornassero a sorridere. Sono bastate due scodinzolate e loro sono caduti subito ai miei piedi, Dopo due giorni avevo una casa nuova dove poter scorazzare libero e felice. I primi tempi sono stati un po' caotici. La mia è una strana famiglia, viaggia tanto, lavora tanto,vive una vita difficile e contorta. Il loro ritmo all'inizio mi ha un po' destabilizzato. Un giorno che ero particolarmente nervoso ho cominciato a mordere il divano. L'ho fatto tutto a pezzetti piccoli, piccoli. Strappare la gomma piuma a piccoli morsi era una sensazione bellissima che mi faceva felice e nello stesso tempo mi calmava. Quando la mamma umana è tornata dal lavoro ha visto tutto il pavimento coperto di neve. Io ho fatto gli occhi dolci per farmi perdonare. Sono stato perdonato. Insieme in questi due anni abbiamo fatto tante cose. Ho conosciuto tanti posti nuovi, tanti nuovi odori, ho visto il mare,la neve per la prima volta, i prati fioriti, ho corso veloce come faceva il babbo, ho sguazzato nelle pozzanghere,ho visto il cielo farsi azzurro e poi rosa e poi accendersi le stelle. A casa, nel paese dei quasi svegli,c'è una cesta grande rossa tutta per me. Dormo in un letto azzurro, avvolto in un piumone caldo, mangio il tonno , i wurstel, nei giorni festivi il gelato allo yogurt. Insomma faccio una bella vita, non ho più quella brutta sensazione di cadere nell'interno senza sapere verso dove. Sono contento perchè alla mamma è andata un po' via quella strana tristezza dagli occhi, anche se ogni tanto alla sera, quando siamo a letto abbracciati, si volta verso il mobile della camera. Lì sopra c'è una scatolina di legno incisa con una zampa e con un nome "Bullone" e c'è una rosa rossa. Lei la guarda, le invia un bacio, e quella lacrima scende ancora. Ho capito che è stato difficile per lei lasciare andare qualcuno che ha amato tanto.

Ma spero di riuscire a guarirla completamente. Il tempo, si sa, guarisce anche i dolori più grandi.

 

 

 

Primo classificato trofeo "Penna d'autore"

Secondo premio Caelum

 

Il mio nome è Giovanni

(dedicata)

 

Ed ora che sono polvere ed ombra

la ricordo quella voragine profonda, l’attimo che precipitava

l’inerme scivolare lungo il crepaccio

fino a planare in un cielo capovolto, in una calma di vento

il cuore appoggiato ad un fiore di cristallo

 

e li ricordi i vetri rotti, gli occhi vuoti,la pena degli indifesi

l’attimo che segue al detto, il gorgo nella gola

la lentezza del tempo che gridava

il silenzio della parola monca

 

e ricordo che mi chiamavano Giovanni

che la morte mi cercava

ansimava ogni notte nel mio letto

mi accoglieva nel suo amplesso profondo

e mi dormiva accanto senza esserci

 

e le ricordo quelle belve impigliate sotto pelle

le pause come richiami, le parole sazie di stupore

gli occhi pesti di sogni ormai dimenticati

ed io che trattenevo il fiato rinunciando all’amore, al futuro, alle certezze

 

e poi ricordo solo il mare, il profumo di zagare e limoni

il grido di Francesca aggrappato ad un altro nome

le lacrime, la sapienza del cuore

e tutto che taceva

in quel cielo azzurro dove finiva l’approdo

 

restava solo il silenzio dei vivi

il soffio di una luce guasta

ed un dolore assurdamente bianco

che ci sorrideva

 

a Capaci in quel giorno di maggio.

 

 

 

Primo premio "Giotto, Colle di Vespignano"

 

Notte all’idroscalo

(a Pier Paolo Pasolini)

 

E’ stato facile uccidere un poeta

denudare parole allungate allo stupore, intenerite d’ombra

esili fili d’erba sbocciate come fiori rossi sulla neve

scavo, fondamento e pilastro del tuo pensiero

 

è stato facile uccidere un diverso

in quel lontano inverno che aveva il pigolio dei sogni sottovento

lasciarlo lì massacrato e muto all’idroscalo

col dolore dei violini nel cuore

l’ultima ballata negli occhi

lacrime d’acqua che scorrevano sul volto scavato.

 

Ed ora che sei perduto chissà dove

in una sera d’ombre accese

ora che sei anemone di fiume, o forse elfo di brughiera

ora che il cielo è capovolto

e viviamo nel nulla

in stanze affittate in periferia

 

mi trovo a divorare i tuoi versi con un’insana passione

faccio l’amore con i tuoi endecasillabi in esilio

abbraccio parole di fuoco che mi scivolano come perle di una collana dal collo

allargo il vuoto immenso

 

“ed in anticipo sulla vita vera

bevo l’incubo della luce come un vino smagliante”

 

 

Primo premio "Pontelongo"

Secondo premio "Mario Barale" sez. Dialetto

 

“Non è stagione”

(dedicata)

 

Ora che l’orecchio è teso al lamento del cuore

poco importa della prossima marea

l’inverno, stanco miserere, è crudo

ed il tuo amore, conficcato come una scheggia negli occhi di Dio

divora un corpo inondato di memoria

 

vivo in stasi

e mi guardo andare in quella pioggia che mi sfiora, in stallo

in quel lancinante mio volerti ancora un poco

spogliata di viole, calda d’infinito.

 

C’è neve ovunque in questa città dal ventre bianco

dai fianchi mossi dal vento

a volte vegeto, a volte sogno le ombre dei morti

in giorni che vivono di un tempo per cui chiedere la grazia

 

e c’è dolore

un dolore dolce di stagione nella sospensione incolore dell’alba

nel ricordo dei nostri orgasmi scomposti

ora che appartieni alle cose di ieri

insieme alle ametiste, ai tuoi oroscopi,alle unghie laccate di rosso

alla Metamorfosi abbandonata come un amore sopra il letto.

 

Così chiudo il cielo a chiave,cerco l'assenza

ora che il vuoto tace

e la finestra è di spalle

in questa quiete di tempesta

in questa neve che scende morente

senza alcun senso,senza alcun rumore.

 

 

Primo premio "Donne tra ricordi e futuro"

 

Il cardellino

 

Ci sono scuri accostati ad ogni ora del giorno nella casa di Olga

non canta più il cardellino

la storia si è portata via tutto

la ricchezza,l'amore, i fiori di carta velina

il trench lungo e bianco, la sciarpa di seta comprata a Parigi in un inverno lontano

 

ora ci sono barboni tra il sonno e la veglia davanti alla porta

la luce che cede alle ombre nelle stanze ormai vuote

sulle mele ammaccate,sui cereali scaldati che sono quasi una cena.

 

Tutto è incuria nella casa di Olga

anche il vento che arruffa i ricordi

il profumo speziato del sandalo, le lenzuola strappate, le calze bucate

il calendario con le foto di Lenin

 

resta solo una luce piovosa, il marciapiede bagnato

il desolato lamento dei clacson

una premura svagata e confusa

per Olga che legge l'ora nelle fasi lunari

sognando un giardino di ciliegi fioriti

un cardellino dall'ugola d'oro

e Tolstoj da leggere ancora.

 

Di sera.

Davanti ad una luce lontana

 

 

 

Primo premio "Voci Verdi"

Terzo premio "Citta' di Fermo"

 

Le bambole di Mosul

 

Hanno vestiti d'argento

le bambole di Mosul

regine di un'espugnabile felicità

si aggirano esuli e sperse

sognando un principe azzurro, un tappetto rosso da calpestare,una corona di cristallo

ridono del giorno, della luna,della notte, della primavera

abbandonate come stracci ai margini della strada

lampi di sangue in mezzo all'ombra

allettanti prede per innocenti predatori

 

attendono le anime che il tempo sceglierà per loro

per indirizzarle ad un cielo senza nuvole

ad un Pegaso con il fuoco dentro il cuore

per accompagnarle lassù dove la neve brucia

e ci sono solo sterpi,madreperle nere, e stelle senza luce.

 

E mentre le notti corrono e cadono

giacciono dilaniate sul ciglio della strada

creature senza nome dalla pelle stellata

i pugni quasi aperti

una lacrima di sangue che scorre lungo il viso

 

creature in fiore che non pesano, baciate dalla pioggia

adatte a tutte le stagioni

la bocca di ciliegia e di grano

accarezzate da un tiepido sole d'inverno

dal metallo che scoppia nel lampo

 

figlie di una guerra e di una croce

di una vita armata,di un respiro che si spezza in un altro

figlie di un'inutile utopia.

 

 

 

Premio critica "L'atelier"

 

Villino della flanella

(maggio 1927)

 

Tra il glicine e la belladonna fiorita

vivo di pietra e calcina

brillava nel vento d’autunno il villino

 

lassù dove si vendeva l’amore,dove la fiamma si perdeva nel buio

e c’erano uomini col sigaro spento tra i denti

donne con pelle di luna, il corpo offerto a lubriche voglie

salamandre attardate in uno squarcio di sole

sirene immolate ad un eterno canto d’Ulisse

 

si faceva l’amore al villino

nell’aria sgombra d’aprile, nelle burrasche di un ottobre inoltrato

si assaporava l’acqua dolce del rivo, il languore dell’estate randagia

il caos inquieto di impotenze perdute.

 

E nel buio Marì sognava l’infrazione del male

un cavaliere,un abito bianco da sposa

le perle sul collo, una chiesa addobbata con margherite e giaggioli

sognava di fuggire sul carro del sole

e nella dolcissima agonia di dicembre

vestiva d’oro il suo corpo gemente nel commiato finale

 

ogni giorno vedeva cadere la neve sui bisbigli dell’anima

sul cuore diventato di pietra

e di notte contava il ricordo di un amore lontano

di un bacio rubato in un giardino di rose.

 

La trovarono nel silenzio ondulato di maggio

le briglie spezzate, un pugnale conficcato nel cuore

allungata in un’ombra vestita di bianco

sul comodino un fiore d’arancio

un biglietto dove chiedeva perdono per essere stata una lucciola

per aver brillato di una luce non sua

 

la luna mandava bagliori d’argento sul suo corpo da sfinge

sugli occhi che fissavano il vuoto

la faccia cadente di un cielo lontano.

 

 

 

Premio "il delfino"Premio speciale Giulio Panzani

 

Oceano mare

 

E la mia musica ogni sera

sfiora i fondali dell’essere

fino ad albeggiare e disperdersi qui sul mare

in questo mare dove l’onda si dispiega lenta

dove una goccia di luna cade sulle spume

sulle aspre conchiglie che risplendono d’infinito

 

io lo amo il mare

quando smemorato si sveglia in un azzurro che scolora

quando gonfia le sue acque vacillanti per invadere le banchine del porto

amo le sue burrasche, le sue maree

quelle che mozzano le vele a vecchie feluche

quelle che si infrangono rabbiose sugli scogli

 

io amo il mare, la sua voce roca

il suo silenzio assopito quando torna quieto

il suo amplesso con pesci d’ombra e d’argento

le sue bonacce mute che accarezzano il soffio lento del tempo

le sue blandizie, le macerie dei suoi profondi abissi

 

io lo vivo il mare

nei suoi bagliori in lontananza

con i gabbiani che esangui volano in una sommersa lentezza

sento la sua voce roca come quella di una donna calda d’amore

lo stesso sapore di sale

lo stesso insensato oblio di nuvole bianche.

 

E anche la morte sarà bella qui sul mare

mi riconoscerà suo tenero figlio

si stenderà sul mio palmo in un riflesso senza sole

accanto alle piume cigliate delle carpe

e sarà onda nell’otre della pelle

nel suo tremendo irrevocabile sbocciare.

 

Magnifica e clemente

nera e perfetta

giungerà come una deriva

qui sul mare.

 

 

Primo premio poesia religiosa "Città di Terni"

 

Mosè

 

E la voce era arsura rimbombante nell’incavo accogliente del creato

scriveva sulla polvere del suolo

in quella terra che aveva nuvole per fonte

torrenti e rami d’acqua calda in fondo ai sogni

Horev scompariva come una nottola di bosco

la luce del tramonto scalpellava rughe nella roccia

i piedi avanzavano nel cuore di un miraggio

le donne materne sopra il suolo, tiepide d’amore

ascoltavano in fila il canto di Miriam

e il Mar del Giunco poi si apriva

sbucato improvviso da una duna

nel suo calmo sfasciarsi sulla riva

nel fruscio di un’onda capovolta

 

ed io le ossa del bacino come vertebre

i passi sul battito del cuore

ero l'ultimo di una coda ormai perduta

ascoltavo la solitudine spaziosa

le acque serrate dietro al mio passaggio

nella magnifica storia dell'inizio

scrutando il silenzio del latte che si caglia

l’azzurro che suggerisce il mare

solo un chiasso l'origine del vento

in una notte che vibrava accesa al fuoco degli sterpi

e vibrava la luce d'alba di un giorno da creazione.

 

Era l'inizio.

 

 

 

 

 

 

 

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