premi 2013

Premi dell'anno 2013

 

Prima classificata premio “Stella e Antonio Norbiato”città di Spinea con “Crepuscolo”

Prima classificata premio Ariodante Marianni con “Il colore delle rose d’agosto”

Prima classificata premio ”Un racconto per San Marcello” con “Columbine High school"

Prima classificata premio Il castagno Colognora di Pescaglia con “Il vecchio castagno”

Prima classificata premio Cesare Vedovelli con “Tre donne”

Prima classificata premio Mario Barale con “Il soffio delle stagioni”

Prima classificata premio Hombres silloge “Padiglione 21”

Prima classificata premio Arcobaleno della vita con la silloge “Clizia”

Prima classificata premio Patrizia Brunetti con "Quaderno di poesie e racconti"

Prima classificata con il racconto “Credo in un solo Dio” Associazione 150 strade- Velletri-

Targa la Nazione primo autore classificato in Toscana

Seconda classificata premio Viareggio Carnevale con “Mare d’inverno”

Seconda classificata premio “Nati per vincere”-Modena-con “Il canto dolce dei pastori”

Seconda classificata premio Pontelongo con “La pioggia di Brest”

Seconda classificata premio “La parola alle donne” con il racconto “Il violoncello”

Seconda classificata premio “Fotogrammi di poesia-VE- con “Il miglio verde”

Seconda classificata premio città di Forli ’con “Columbine High school”

Seconda classificata premio Simone Seghetti con “Padiglione 21”

Seconda classificata premio Il delfino con “Le scarpe chiuse”

Seconda classificata premio “Pelosetti nel cuore” con “I randagi”

Seconda classificata premio Pietro Generali con “La casa di pan di zenzero”

Seconda classificata premio Scarabeus con la silloge “Tre donne”

Seconda classificata premio “Poesie al bar” con “L'isola dei conigli”

Premio speciale La Mole –To- con “Il colore delle rose d’agosto”

Premio speciale Carmelo Calabrese con “Il colore delle rose d’agosto”

Terza classificata premio Iris Firenze con “Crepuscolo”

Terza classificata premio Carmelina Spada con “Il colore delle rose d’agosto”

Terza classificata premio Lino Molinario con “La pioggia di Brest”

Terza classificata premio Poseidonia Paestum con “Il colore delle rose d’agosto”

Terza classificata premio Giorgio Caproni con “Le Balze”

Terza classificata premio Arcobaleno della vita con “L'ombra della culla”

Terza classificata premio AGO con “Poeta”

Terza classificata premio Tindari Patti con la silloge “La magia di un respiro”

 

 

 

 

Alcune delle poesie vincitrici

(con relativi giudizi critici)

 

 

 

 

Crepuscolo

(poesia ad una bambina mai nata)

E già ti vedevo sfogliando foto in posa di riflesso negli specchi oltre le canne

bella in una comunione a mani giunte

timida col grembiule ed il fiocco rosa

le mollette nei capelli, sul banco a colorare cartoncini

 

e già sentivo al cuore l’amore, quello vero,

l’amplesso di radici,ossature, ascendenze e somiglianze

i tuoi occhi verdi come foglia, le gote rosse per la corsa,

il miele dolce sulle labbra, la chiara meraviglia della vita.

 

Poi è rimasto solo il sillabare lento dell’inverno

ed io, come barca di carta alla deriva

immobile in un una stanza bianca

il ventre ricucito a fili d’erba, le suture in rilievo, il solco del sangue nelle ossa

 

svaniva il sogno di affidare al cielo un aquilone

il calabrone si era perso in cerchi d’oro

ed il cielo piangeva in coma la sua neve.

 

"La poetessa affida ai versi di Crepuscolo i lineamenti di un sogno accarezzato e protatto,bruscamente interrotto da quello che Leopardi avrebbe chiamato "l'apparir del vero".Speranze lungamente nutrite ed inesorabili ribaltamenti, da dura consapevolezza ,che l'invenzione e la scrittura poetica restituiscono attraverso particolari corporei e perfino genetici, cui anche la ripresa anaforica della seconda strofa proficuamente partecipa.Con analoga efficacia e con analogo ricorso espressivo a questo coerente,originale strumentario un nuovo indicatore temporale introduce, inesorabile, al mutamento di temperie."

 

 

 

Tre donne

(Tel Aviv 08/04/2002)

 

Ed io vivo,piccola donna dalle notte insonni,le emozioni stordite del destino

giurando di salvare il fuoco dal peccato dell’oblio

correndo controvento alla mia ombra

un velo grigio sopra il volto, una sacca gialla, una cintura imbottita di tritolo

aspettando di migrare lungo il kama, in quella oscurità di casa,

in una vita fuori corso da buttare via

io sono la punta d’iceberg, Shirin Akhras, palestinese

 

sono le tre di un mattino alla deriva,ed io vivo in una tenda del deserto

il sole calante che tocca l’orizzonte in profezia

sognando l’erba verde alle caviglie, il monte Rushmore, castelli sulla rena

un volo d’albatro,gli occhi legati ad un ceppo di brughiera

e sento l’ansia che mi assale ad ogni singolo risveglio

io figlia della luna, Mina Wilkinson, soldato U.S.A.

 

ed io in quest’aula dalle biglie colorate,quando l’estate canta roca la sua fine

nella luce commossa della sera, insegno la storia di un popolo ferito

a bimbe con bambole di stracci , a bimbi con trappole di legno

così mendico parole, ansimo pensieri adagiata sullo stipite dell’uscio

io sono Eden Golan, docente ebrea.

 

Ed io sono la morte, femmina bruna

le prenderò sotto la pergola sfogliata

in un volteggio scaltro, scollando amori dai fondi di caffè

le porterò con me dalla culla profonda delle ossa

in una festa dalle dita rosse, nel buco astrale dell’oblio

nel grembo di Caronte,laggiù in apnea.

 

"L''autrice con quattro strofe di prosa ritmica, in felice equilibrio tra immaginaziione e pensiero, ci offre tre ritratti di donne diverse, accumunate dall'orizzonte non dischiuso della guerra, dolorosamente disgiunte dalla vita, tutte e tre fatalmente preda della grande falciatrice."

 

 

 

Clizia

(a Eugenio Montale)

 

Ed ora che il passo ci conclude

ti ricordo Clizia a Finisterre in quelle sere lunghe

quando i gabbiani artigliavano l’orizzonte ed i delfini figliavano sul mare

e tu, le dita vellutate da pianista, la gola chiara nel fiore della notte

danzavi al suono argenteo della sabbia, spogliando la primavera

Il mio cappello bianco a tesa larga

 

e consumavamo l’amore, Clizia,

spargendo il rossore del tuo volto alle mie mani

disseminando il vuoto di verbene e gelsomini

 

eri bella come una disordinata stagione Clizia, nuda come il grano,

il seno vergine, le stelle nei capelli, una farfalla rossa appuntata sul golfino

dissonante, minuscola, così affamata di vita

 

eri una consunzione che mi condannava alla prima neve di maggio

quando la poesia si riassorbiva in pioggia, dormiva sul mio letto candida

graffiando la mia mente, la mia resistenza di naufrago.

 

Ed adesso orfano di te ogni notte spero la morte

fondo la mia ombra al tuo respiro

nelle sgualcite coltri dei lampioni

sotto una luna oscura e lubrica

qui nella piccola casa sul lago

mi duole la vita

e lentamente zoppico d’amore.

 

"Atmosfere surreali ed oniriche, lessico ricercato e preciso, toni recitativi solo apparentemente colloquiali ma in realtà densissimi e quasi oracolari, immagine inedite,metafore ed analogie fortemente evocative:sono le principali caratteristiche di questa poesia . Una lirica davvero ben scritta che traduce in poesia memorie, emozioni, e un ritratto di persona.. Attraverso la voce limpida e quasi magica della poetessa, ancora una volta constatiamo come la poesia possa essre lo strumento capace di rivelare l''essenza della realtà,la trama ed il senso che pervade gli avvenimenti di ogni giorno."

 

 

 

Il colore delle rose d’agosto

 

Lavorava all’Ilva mio padre

una moglie, tre figli, una casa in affitto

nelle tasche il silenzio interrotto dei topi che corrono

le stringhe spezzate alle scarpe, gli occhi infossati

le guance scavate dal duro lavoro

 

sbirciava aquiloni nel cielo, mio padre,

la vita raccolta in limpida goccia, il cuore caduto sul selciato sconnesso

Il dolore consegnato alle ombre nei suoi giorni appena accennati

 

lavorava all’Ilva mio padre

di sera sul divano arancione

contava il respiro lento dei faggi, il colore delle rose d’agosto

quando i passi erano servi di troppi padroni

e c’erano inciampi, la via verso un’unica strada, la caduta, il bisbiglio, le insopportabile assenze

il gioco dei ruoli, il patetico bluff della vita.

 

E in quel giorno d’ottobre l’ho visto con la bocca dischiusa, le ciglia vischiose, la fronte sbucciata

sfigurato tra mosche che ronzavano intorno

disarmato,la morte accovacciata al suo fianco

 

lavorava all’Ilva mio padre

sognava fasci di luce sulle pietre bagnate del molo

spume ed erbe selvatiche

ora ha una croce chiara di legno

lunghe onde di fiori

il vento furente là fuori sul bordo del mare.

 

E tutto intorno il palpitare dei grilli

e il silenzio infecondo delle anime morte. .

 

"Rivivere la tragedia dell'Ilva è ripercorrere una strada di dolore infinito, di rabbia e vergogna.Parole dure come l'acciaio si snodano in un racconto che ha sapore di morte, ed ogni suo verso rivela una dignitosa presa di coscienza nello straziante ricordo di un padre strappato alla vita in modo disumano. L'autrice comunica una dolente rassegnazione per l'ineluttabilità di un destino affogato nell'indifferenza umana

e il suoi modo di esprimersi cala sul lettore come una lama affilata che non provoca ferite ma penetra nell'anima."

 

 

 

Columbine High School

 

Dimmi lentamente delle tue ombre

di quella donna dagli stracci lunghi che ogni notte ti chiama per nome

si prende l’azzurro della vita

tocca impaurita bocche senza labbra

sussurra parole e cose quando finisce la canzone della sera

 

dimmi di quel giorno d’aprile

duro come la pietra, interminabile come il pianto,

di quei Billy Kid che giocarono agli eroi

creando un labirinto di dolore, una maledizione di tempo

inginocchiarono il vento davanti alla morte

fecero l’amore con grida e urla d’ innocenti

col bianco sudario delle rose

 

dimmi del ricordo della mente

della coda del fucile che fiammeggia ancora nella notte

senza risposta, in dissolvenza, morendo piano nella dita come sogno

dimmi della maschera che indossa il sole

del silenzio degli alberi rotti in mille pezzi

delle viole che fioriscono sui vetri

colme di vuoto, illividite al cuore

 

dimmi di te, coperta di polvere e d’inverno

dimmi del tempo che non scorre più

quando morire è una cosa da poco

e vivere ha negli occhi tutto il dolore della morte.

 

"Per la capacità di raccontare il dolore e la morte senza veli, senza retorica,senza paura. Si percepisce un contatto profondo, un'immedesimazione che lacera senza scrupolo qualsiasi forma di giudizio, resuscitando la sensibilità ed il coraggio di stare di fronte a paure e situazioni possibili per chiunque e presenti in ogni essere umano.La poetessa è spettatrice di ciò che scrive e ciò che mostra rende più ricchi, senza illusione, meno artificiali. Una poesia piena, gonfia di immagini, di esperienze ineluttabili, drammatiche, che oltrepassano i confini dei nostri perchè. A nessuno piace leggere di dolore e di morte,è vero : neanche a quei "bimbi con sciarpe di lana che sono solo poesia".

"Esistono tragedie storiche, di cui l'umanità intera porta e riconosce il lutto. Il dolore ci interroga oggi come ieri , e come,forse, domani, se non sapremo contrastare la violenza perpetrata nei millenni con crudeltà inaudita, folle. Questa lirica s'ispira ai ricordi di una creatura sopravissuta alle infinite atrocità che hanno segnato indelibilmente la società contemporanea e chiedono ora di essere condivise attraverso una partecipe memoria, in quanto niente di ciò che segna l'umano ci può e ci deve essere estraneo. Ecco, dunque,l'invocazione di fondo pronunciata nei versi finali del mirabile testo poetico, con una espressione lapidaria destinata a incidersi con caratteridi fuoco nel cuore di tutti".

 

 

 

La pioggia di Brest

 

Pioveva quel giorno a Brest

nell’assito della strada, sul trionfo di ferro grigio della stazione, al crocevia di Barbes

e la foto congela il ricordo, l’odore d’assenza, la bellezza appena incrinata dell’amore

c’erano passi e parole in un rettangolo di luce tenue

quella felicità simile al tedio che si ripeteva in gesti uguali

abbandonata all’apparenza, al silenzio infinito della neve

 

e poi si apriva uno spazio incerto dove le illusioni perdevano contorni

il tempo si dilatava nella consolazione della sera

I profili si facevano indistinti perdendosi nel buio

e cadevano gocce limpide sulla ghiaia del viale

sui rampicanti del giardino, sull’allineamento curvo del dolore

tutto si piegava, si sfaldava , si allungava

 

i tuoi occhi erano un leggero tratto di matita, vecchi pescatori di una costa lontana

cristallo affilato era il mio cuore, un delicato gioco d’incastri

quando indugiavamo in quel debole blu dove si ferma l’ombra

in una cruda primavera di tritoni e conchiglie

 

ci credevamo avviati verso il sogno

avvezzi a nuovi baci, ad un chiaro incanto

e invece lentamente stavamo già precipitando

nel verbo dell’oblio, nel prodigio del ricordo.

 

sempre più giù nell’infinito limbo del disamore.

 

"Ritmo coinvolgente, costruzione compatta, acuto senso poetico.Preciso il richiamo di immagini che emergono dal chiaroscuro di evanescenti ricordi. Sobria composizione che suscita l'istintiva simpatia e si accompagna ad efficaci pennellate pittoriche. Intreccio di elementi fotografici ed emozioni, entro un contorno paesaggistico di estremo realismo. Delicato intreccio di silenzi, testimoni dell'evolversi di una passione che ritorna da un passato ancora bruciante. Chiude l'opera il nostalgico ricordo degli istanti dissolti, nella consapevolezza amara di un'esperienza perduta".

 

 

 

Il seno vizzo e vermiglio della morte

(A Josè Saramago)

 

Sfuma in ombra la vita nella curva del meriggio

briciola d’antico

oscilla al soffio di un angelo in avvento

in una ninna nanna sussurrata

nel parto angelico di una notte senza fine

 

cala il sipario sulla proda di una ridondante primavera

sulle storie di principi ed eroi

sui mandorli nodosi arsi d'acqua e sale

sulle nuvole ambrate d'aceto

 

il tempo ha svestito le stelle

ha reso nude le piaghe nel cuore

oggi come una calendula

hai rivolto la corolla al vento

consegnandoti ad un fiume d'erba

al ventre arancio

al seno vizzo vermiglio della morte.

 

Tra le doline strette della vita

sugli agrumeti e le colline brulle

le tue parole si insinueranno come distese di calanchi

origami di luci

anime belle sul melo sacro dei ricordi

 

fiamme per sempre.

 

"Un atto di gratuità, pietosa e laica, sorregge questi versi che accompagnanano Josè saramago ad un passaggio irreversibile. Il tempo si libera della sua corporea gravità e si avvia, con delicatezza all'incontro con il mistero eterno del suo opposto. E' uno sciame leggero di immagini quello che scolora insieme agli ultimi attimi di una vita raggiunta dalla "busta dal colore violetto", canale che l'ironica penna del portoghese affida alla morte per annunciare la sua imminenza.C'è un silenzio attento e partecipe, intessuto dal flebile soffio di un angelo in avvento, ad assistere l'uomo e le sue parole:le braccia protese ai colori quasi innaturali dell'addio, il primo, la tenacia di reiterare una

scomoda incandescenza, le seconde.Ed ecco che l'uomo, si spoglia con la dignità fatale del ritorno, volta le spalle stanche ad un mondo ormai permeato della sua narrazione, che fiamme per sempre continueranno. Sfacciate erinni di un'immedicabile cecità".

2013

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